“Sono loro che ci evangelizzano”: l’impressionante documentario su Lourdes che mostra la fede edificante dei pellegrini malati

Pubblicato 6 Febbraio 2020 - 07:30

Attenzione, ecco documentario davvero toccante! Nelle diverse stagioni di pellegrinaggi Laurent Jarneau, collaboratore del Santuario di Lourdes (Francia), ha incontrato uomini e donne colpiti da malattie o disabilità, tuttavia portatori di una indicibile speranza ancorata in Gesù Cristo. Essi suscitano  ammirazione per il coraggio e l’amore che dimostrano, ma questi eroi del quotidiano sono soprattutto araldi della fede. La loro testimonianza non ha prezzo.

Quale responsabilità!

Il nuovo film di Laurent Jarneau ci mostra volti radiosi che riescono a velare il calvario della sofferenza ed è arricchito da voci sia gentili che energiche. Questo film ci illustra in modo appropriato la felice formulazione del presidente del Pontificio Consiglio per la promozione della Nuova Evangelizzazione, Mons. Rino Fisichella (1): “I pellegrini malati sono chiamati ad assumere la consapevolezza e la responsabilità di portare la Buona Novella del Vangelo che salva dalla propria condizione. Possiamo quindi affermare che i primi evangelizzatori del Santuario di Lourdes, sono proprio loro, le persone malate”.

Parole da antologia

Effettivamente gli ammalati e i disabili sono i primi evangelizzatori. Occorre solo incontrarli e ascoltarli. Di seguito alcuni brani selezionati:
– Lydie: “Tra corpo e anima, preferisco la mia anima. Abbiamo più desiderio di andare in Paradiso che di camminare!”
– Andrew: “Per me è un contatto strettissimo e quasi perfetto con il Signore, e questa è per me la guarigione”.
– Evelyne: “Credo profondamente che ci sia qualcosa dopo la morte e per me questo qualcosa è l’amore infinito in cui saremo immersi e che per me è già presente ora!”
– Sophie: “La preghiera, se la lasciamo andare, è concreta e pragmatica: la disabilità occupa tutto lo spazio…”
– Cédric: “Per quanto possiamo essere caduti, con il buon Dio ci rialziamo sempre!”
– Suor Catarina: “Dicono che all’ombra della croce vi è la risurrezione. Allora è questo che mi dà gioia”.
– Martine: “La mia vita sarebbe stata così triste e senza Cristo e senza la Vergine Maria!”
– Jean-Noël: “C’è molta sofferenza anche per le persone apparentemente sane: anche nella loro anima spesso c’è l’inferno”.
– Raymonde: “Quando si hanno fede e gioia, si deve condividerli intorno a sé”.
– Jeanne: “La fede è la compagna di tutti i giorni: ci alziamo con la fede, andiamo a letto con la fede. La fede è ancora il 90% di speranza e il 10% di dubbio”.
– Fratel Matthieu: “La malattia è un male che sta in noi, ma anche il bene sta in noi”.
– Alexiane: “Prego, prego molto! Sì, amo la preghiera!”

“Avere Cristo a portata di mano”

“Questa prospettiva ci consente di guardare attraverso gli occhi della fede ogni malato che diviene pellegrino per cogliere la presenza di Cristo, che chiede aiuto e che in cambio offre il suo amore salvifico”, ha affermato Mons. Fisichella. Il documentario termina sullo sguardo di Jeanne , affetta da miopatia, le cui parole illustrano perfettamente quelle di Mons. Fisichella: “Questa frase di Gesù “Ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me” mi colpisce molto, perché Gesù si identifica con i più piccoli che trasmettono un messaggio a chi li assiste: è meraviglioso avere l’opportunità di curare il Cristo, avere il Cristo a portata di mano! Quindi trovo questa parola molto efficace e credo che, se la prendessimo più seriamente, gli ospedali si potrebbero chiamare “santuari” dopo tutto”.

Il film si conclude con un omaggio a Andrew e Lydie che nel frattempo sono morti a causa della malattia. La loro testimonianza di speranza non svanirà mai nei cuori di tutti coloro che l’hanno ricevuta. 

(1) in un articolo apparso nel Bollettino n° 343 dell’Association Médicale Internationale di Lourdes