“I primi evangelizzatori del Santuario di Lourdes sono i malati”

postato in: Proprio ora | 0

La partecipazione degli ammalati all’evangelizzazione
Pensieri sulla Lettera Apostolica Sanctuarium in Ecclesia.

La Lettera Apostolica di Papa Francesco Sanctuarium in Ecclesia afferma: “Nel Santuario si spalancano le porte ai malati, alle persone disabili e, soprattutto, ai poveri, agli emarginati, ai rifugiati e migranti” (SiE 4). Queste parole riguardano quanti operano nei Santuari, ma tocca in modo del tutto particolare i medici, gli infermieri e il personale sanitario, che ogni giorno con professionalità e dedizione di fede accolgono i pellegrini a Lourdes, in particolare i malati e i disabili.

Il Santuario  “ospedale da campo”

L’espressione di Papa Francesco che identifica la Chiesa come un “ospedale da campo” è diventata ormai usuale: “Io vedo con chiarezza che la cosa di cui la Chiesa ha più bisogno oggi è la capacità di curare le ferite e di riscaldare il cuore dei fedeli, la vicinanza, la prossimità. Io vedo la Chiesa come un ospedale da campo dopo una battaglia. È inutile chiedere a un ferito grave se ha il colesterolo e gli zuccheri alti! Si devono curare le sue ferite. Poi potremo parlare di tutto il resto. Curare le ferite, curare le ferite… E bisogna cominciare dal basso”.

Con un’immagine così eloquente, Papa Francesco provoca a verificare, per alcuni versi, il rapporto Chiesa-mondo e la missione che ogni credente possiede in forza del battesimo. Visto che “il Santuario possiede nella Chiesa una «grande valenza simbolica»” (SiE 1), si può utilizzare l’espressione anche nei confronti del Santuario stesso, che un vero “ospedale da campo”.

Su iniziativa di papa Francesco, durante la festa della Madonna di Lourdes dell’11 febbraio 2017, tutti i Santuari del mondo sono stati legati al Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione. Il suo presidente, Mons. Rino Fisichella, inviato del Papa, si è recato per due volte negli ultimi mesi presso il Santuario di Lourdes per conoscerne la dinamica evangelizzatrice, il progetto pastorale e le sue risorse economiche e finanziarie.

Opera di evangelizzazione

In un periodo come il nostro, spesso caratterizzato dalla chiusura dell’individuo in se stesso senza possibilità alcuna di relazione interpersonale, e dove la delega sembra avere la meglio sulla forma diretta di partecipazione, il richiamo alla responsabilità sociale impegna a una testimonianza che sa farsi carico del fratello in maggior difficoltà. Per noi, nulla di straordinario; questa, infatti, è la nostra storia. Sulla parola del Signore ci siamo intestarditi nel privilegiare tutto ciò che il mondo ha rifiutato, considerandolo inutile e poco efficiente. Il malato cronico, il moribondo, l’emarginato, la persona con disabilità e quanto altro esprime agli occhi del mondo la mancanza di futuro e di speranza trovano l’impegno dei cristiani. Possediamo esempi che richiamano con forza alla santità di uomini e donne che hanno fatto di questo programma il concreto annuncio del Vangelo di Gesù Cristo e con esso l’inizio di una autentica rivoluzione culturale. Dinanzi a questa santità crolla ogni possibile alibi. L’utopia cede il passo alla credibilità e la passione per la verità e la libertà trovano sintesi nell’amore offerto senza nulla chiedere in cambio.

In questo orizzonte, la preziosa opera di assistenza svolta da tanti medici e infermieri nel Santuario di Lourdes acquista significato come vero annuncio cristiano, che prende in seria considerazione la dignità di ogni persona. Quanto importante è questa presenza nella vita del Santuario. Non solo per quanti quotidianamente vi operano, e sono segni tangibili della vicinanza e dell’assistenza, ma anche per quante realtà associative giungono al Santuario come pellegrini. In un’epoca in cui tutto sembra divenire possibile solo perché comprato, si dovrebbero moltiplicare i segni con i quali rendere evidente che l’amore e la solidarietà non hanno altro prezzo che l’impegno e il sacrificio personale. Questa testimonianza attesta che la vita personale trova la sua piena realizzazione solo quando si pone nell’orizzonte della gratuità.

Il Santuario luogo di misericordia

Sanctuarium in Ecclesia ricorda che il Santuario è luogo privilegiato in cui i pellegrini sperimentano la misericordia di Dio, in maniera speciale quando si accostano al sacramento della riconciliazione (cfr. SiE 4). È sufficiente vedere come è sempre affollata la cappella delle confessioni per comprendere il senso di queste parole. Eppure anche i medici, con il prezioso e spesso silenzioso ministero esercitato verso i malati, possono far sperimentare la misericordia di Dio. Visitare gli ammalati appartiene a pieno titolo alle sette opere di misericordia corporale. Del resto, Gesù stesso ha vissuto in prima persona questa opera. Ha guarito malati di tutti i tipi: ciechi, sordi, muti e perfino i lebbrosi, banditi dalla società. Guariva alcuni a distanza, come il servo del centurione o la figlia della donna siro-fenicia, grazie alla loro grande fede. Guariva, inoltre, molte persone possedute da spiriti maligni. È evidente che Gesù ha speso tanto del suo tempo con i malati. In questo senso, i medici che sono presenti come parte attiva nel Santuario, sperimentano una grazia ulteriore: sono i malati che vengono a visitarli, e sono proprio loro che chiedono l’aiuto per poter compiere qualcosa che per loro è importante, come il pellegrinaggio alla grotta della Madonna. In loro, non possono non riecheggiare in modo forte le parole del Vangelo, che toccano i medici in prima persona: “Ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me” (Mt 25,40).

Intravedere il Paradiso

In Sanctuarium in Ecclesia si legge ancora: “Questi luoghi, nonostante la crisi di fede che investe il mondo contemporaneo, vengono ancora percepiti come spazi sacri verso cui andare pellegrini per trovare un momento di sosta, di silenzio e di contemplazione nella vita spesso frenetica dei nostri giorni” (SiE 3). In questo orizzonte, anche per merito dell’azione di tanti medici, quanti si fanno pellegrini a Lourdes, possono realmente intravedere un pezzo di paradiso: un posto dove tutto sembra essere pensato per privilegiare i malati e metterli al primo posto. Qui non vengono accolti come ospiti ma come protagonisti. Per il loro bene sono pensate e realizzate le attività quotidiane. Uno degli aspetti più belli del pellegrinaggio per i malati è rappresentato dalla quantità di amore che viene riversato su di essi da persone che non hanno mai incontrato prima. Barellieri e dame, soprattutto giovani che non hanno avuto precedenti contatti con malati, fanno del loro meglio per mettere questi ultimi a loro agio e convincerli che sono amati. Servire i malati lungo un pellegrinaggio a un luogo del genere può consolidare profondamente i valori cristiani di un giovane.

Il malato evangelizzatore

Non possiamo dimenticare, in questo contesto, che i pellegrini malati e con disabilità sono chiamati, in prima persona, a diventare essi stessi evangelizzatori, inserendo la loro malattia ed il loro dolore nel mistero della Croce e Risurrezione del Signore Gesù Cristo.

Giovanni Paolo II ricordava questa profonda verità quando diceva: “Carissimi fratelli e sorelle, che sperimentate in modo particolare la sofferenza, voi siete chiamati ad una peculiare missione nell’ambito della nuova evangelizzazione, ispirandovi a Maria Madre dell’amore e del dolore umano. Vi sostengono in tale non facile testimonianza gli operatori sanitari, i familiari, i volontari che vi accompagnano lungo il quotidiano cammino della prova”. Si può affermare, quindi, che i primi evangelizzatori nel Santuario di Lourdes, sono proprio loro: i malati. Sono chiamati ad assumere in sé la consapevolezza e la responsabilità dell’annuncio della bella notizia del Vangelo che salva a partire dalla loro stessa condizione. La cosa non è priva di significato, anche per quanti li accompagnano e li assistono, perché obbliga a guardare con maggior intensità e impegno alla formazione di cui ognuno non può fare a meno, in modo da vivere con sempre maggior coscienza la bellezza della fede. Non ci si improvvisa evangelizzatori né si riesce a dare senso al dolore dall’oggi al domani. Tutto ciò richiede una preparazione che cresce e matura con la fede nel mistero di partecipazione attiva e reale al mistero di Cristo e alla vita di comunione con lui offerta dal battesimo. È questa prospettiva che abilita a guardare con occhi di fede ogni malato che si fa pellegrino, per cogliere la presenza di Cristo che chiede aiuto e che, in cambio, offre il suo amore che salva. Con questi occhi di fede tanti medici hanno il privilegio di poter toccare con mano quanta grazia è diffusa nel Santuario e quanto amore la Vergine Maria offre fino a compiere atti che vanno oltre la scienza e che rivelano il miracolo della creazione trasformata e salvata.

Per concludere

A conclusione, possono ritornare con la loro forza provocatrice le parole di Papa Francesco quando scrive: “Essere Chiesa significa essere Popolo di Dio, in accordo con il grande progetto d’amore del Padre. Questo implica essere il fermento di Dio in mezzo all’umanità. Vuol dire annunciare e portare la salvezza di Dio in questo nostro mondo, che spesso si perde, che ha bisogno di avere risposte che incoraggino, che diano speranza, che diano nuovo vigore nel cammino. La Chiesa dev’essere il luogo della misericordia gratuita, dove tutti possano sentirsi accolti, amati, perdonati e incoraggiati a vivere secondo la vita buona del Vangelo” (Evangelii gaudium 114). Questo comporta, in tutta la vita del Santuario e quindi anche nell’operato dei medici, infermieri e personale sanitario, a non lasciarsi sopraffare dalle tante attività o necessità contingenti, ma saper puntare sull’essenziale che è quanto nell’intimo viene ricercato da ogni pellegrino, in particolare se malato o con disabilità: immersione nel mistero della fede che porta speranza, perché si è sperimentato il vero amore.

S.E. Mons. Rino Fisichella
Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione
praeses@novaevangelizatio.va