San Leopoldo Mandic e “la carrozza del miracolo” al ritorno da Lourdes

Pubblicato 17 Gennaio 2020 - 09:27

San Leopoldo Mandic, nato nel Montenegro nel 1886 e morto a Padova nel 1942, è stato canonizzato nel 1983 da Giovanni Paolo II. Santo del sacramento della riconciliazione e dell’ecumenismo, si è offerto per la salvezza delle anime e per l’incontro dei cattolici con i loro fratelli in Oriente. Grande devoto di Maria, si recò in pellegrinaggio a Lourdes nel 1934. Al suo ritorno, fu protagonista di un evento inspiegabile.

San Leopoldo Mandic, testimone della Misericordia

Quando, nel febbraio 2016, nell’ambito del “Giubileo della Divina Misericordia”, Papa Francesco ha inviato i “Missionari della Misericordia” nel mondo, ha voluto che i corpi di san Padre Pio e san Leopoldo Mandic, fossero portati ed esposti nella Basilica di San Pietro a Roma, quali testimoni della Divina Misericordia nella loro veste di confessori.

San Leopoldo, nato nel 1886 in Dalmazia (oggi Montenegro) e morto a Padova nel 1942, è stato beatificato nel 1976 da Paolo VI e canonizzato nel 1983 da Giovanni Paolo II.

Come Padre Pio, era un frate cappuccino e trascorse la sua vita nel confessionale, confessando anche fino a 15 ore al giorno.
“L’amore per Gesù, gli piaceva dire, è un fuoco che si nutre del legno del sacrificio e dell’amore della croce; se non si nutre in questo modo, si spegne”.

Venerato come il santo del sacramento della riconciliazione e dell’ecumenismo, si è offerto per la salvezza delle anime (“Poiché Dio non mi ha concesso il dono della parola per predicare, voglio dedicarmi a riportargli anime col sacramento della penitenza”, diceva) e anche per aver avvicinato i cattolici ai suoi fratelli in Oriente.

Fisicamente, san Leopoldo era più piccolo persino di santa Bernadette (misurava 1,35 m), ma, come lei, è stato un gigante della santità.

San Leopoldo e Lourdes

Estremamente devoto alla Vergine (morì mentre recitava le parole del “Salve Regina”) Padre Leopoldo si era recato in pellegrinaggio a Lourdes nel luglio del 1934, e al ritorno fu protagonista di un episodio inspiegabile.

Arrivato alla stazione di Padova, accompagnato da un altro sacerdote (don Luigi Callegaro) e da un bambino (Angelo Bernardi), prese un calesse (condotto da Augusto Formentin) per recarsi al convento dove abitava.
Il calesse prese via Dante e in un punto in cui la strada era particolarmente stretta, si trovò di fronte il tram che stava arrivando nella direzione opposta. I portici su ciascun lato della strada non permettevano al calesse di deviare, la larghezza disponibile non era sufficiente affinché il calesse e il tram potessero incrociarsi senza toccarsi e trascinare il cavallo.
I passanti che videro la scena iniziarono a urlare, Padre Leopoldo chiuse gli occhi, si rivolse alla Vergine e chiese aiuto: miracolosamente, il calesse e il tram attraversarono senza incastrarsi.

Quando i passanti notarono che tra i passeggeri indenni c’era Padre Leopoldo, iniziarono a gridare: “Non è successo niente perché c’era Padre Leopoldo!”, e lui rispose molto confuso: “Stiamo tornando da Lourdes, e ci sono due sacerdoti, è la Beata Vergine che ci ha salvato!”

Il calesse, che da allora viene chiamato “il calesse del miracolo” è ora in mostra presso il Santuario del Convento dei cappuccini, situato in Piazzale Santa Croce a Padova (a 1,5 km dalla Basilica di Sant’Antonio)

Gino TESTA
(della “Famiglia Notre-Dame di Lourdes”, e Animatore dei Gruppi di Preghiera di Padre Pio a Parigi)

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