Storie di Lourdes: l’amore che sana, fortifica e dona vita

Lourdes è fatta di silenzi, di sguardi che si incrociano e labbra che sorridono. E’ fatta di gesti semplici e significativi, è fatta di storie che ognuno di noi scrive sfiorando la roccia di quella Grotta dove ieri come oggi tanta gente, da ogni parte del mondo, affluisce.

Storie di Lourdes: l’amore che sana, fortifica e dona vita

Se quelle pietre potessero parlare racconterebbero pagine di vita, parole e sensazioni, scritte a penna tra le righe di un quaderno immaginario custodito nello scrigno del nostro cuore.
Ho osato sfiorare quella roccia, posare la mia mano su quella fredda pietra, che riporta alla mente la Grotta di Betlemme, ho chiuso gli occhi, ho provato ad immaginare. Una lunga scia di volti, incessanti preghiere, lunghe e silenziose meditazioni mi sono passate dinanzi. Mi hanno avvolto e travolto. Ho cercato con delicatezza di fermarne qualcuna, ci sono riuscito. Le storie che sto per raccontarvi parlano dell’amore tra una madre ed una figlia, un legame indissolubile che travalica ogni qualsiasi forma astratta d’amore. Un legame che travalica ogni pregiudizio, che abbatte e sconfigge la malattia e la morte. Un legame che tesse pezzi diversi di un puzzle.

Tra le mura del Salus, struttura adibita a Lourdes ad ospitare i pellegrinaggi dell’Unitalsi, incontro Lucia. Ha il sorriso sulle labbra, un viso raggiante a cui fa cornice il biondo chiaro dei suoi capelli.
Lucia mi fa spazio a sedere accanto a lei.

“Io sono venuta a Lourdes per la prima volta nel 2008 con il Pellegrinaggio dei Bambini accompagnando la mia bambina, Antonella, affetta da una malattia che la costringeva a restare attaccata sempre al respiratore” esordisce Lucia. “Antonella era nata sana, poi a due mesi e mezzo abbiamo scoperto che soffriva di una malattia diffusa tra i bambini, la SMA (Atrofia Muscolare Spinale). Sono venuta a Lourdes per chiedere alla Madonna di aiutarmi, di darmi la forza per restare ogni giorno accanto alla mia bambina. E cosi’ è stato, la Madonna mi ha dato tantissima forza. Io ero per mia figlia madre ed infermiera. Dopo quel pellegrinaggio ne abbiamo fatti altri 4 insieme. Qui a Lourdes Antonella ha fatto la Prima Comunione e la Cresima. Ricordo ancora quei giorni” racconta con voce sottile e tremante.
“Antonella era molto felice. L’ho fatta vivere intensamente, portandola con me ovunque andassi. I suoi occhi parlavano, i suoi silenzi dicevano molto. Bastava uno sguardo per capirci. Ho sempre pensato che Gesù mi aveva donato un angelo senza ali”.
“La mia Antonella è venuta a mancare a marzo, a 13 anni. Davanti alla sua tomba ho promesso che avrei portato le sue amiche, bambini affetti da patologie simili alla sua, a Lourdes. Cosi’ con mio marito abbiamo organizzato una serata di beneficenza con uno spettacolo di comici pugliesi riuscendo a raccogliere il denaro sufficiente a portare altri bimbi qui” conclude.

La morte di un figlio è un dolore lacerante. Non esiste rassegnazione per una madre. Tutto ci riporta alla mente quel Venerdì Santo, quando Maria ai piedi della croce affranta assiste inesorabile alla morte del figlio. Maria ha fiducia, anche nel dolore non si scoraggia, sa bene che dopo ogni venerdì santo c’è una domenica di resurrezione. Maria ci insegna a non scoraggiarci, a rialzarci dopo ogni caduta, dopo ogni sconfitta, sempre più forti di prima.
“Qui a Lourdes rivedo Antonella ovunque. Lei continua a vivere nel mio cuore e mi dona ogni giorno la forza di andare avanti e tenere vivo il suo ricordo. Antonella ha vissuto 13 anni e ha lasciato, attraverso la sua passione e sofferenza, un segno tangibile del suo passaggio sulla terra. Ora finalmente può camminare, correre e giocare libera” ci racconta, mentre le lacrime bagnano il suo viso.
Infine, Lucia lancia un importante messaggio a chi come lei si trova ad affrontare un dolore grande come il suo: “Bernadette ci insegna ad avere fede e ad affrontare sempre tutto con determinazione. Si deve sempre cercare di trasformare la tristezza in gioia e ricordarci che Gesù ce li dona ma non sono figli nostri e quindi lui può riprenderli quando vuole”.
Lasciamo Lucia che ci saluta con un bellissimo sorriso. Il sorriso di chi ha saputo trasformare il dolore in gioia.

Ci spostiamo di poco e incontriamo Angela con la sua bimba, Giorgia che ci guarda e sorride. Angela e Giorgia sono venute a Lourdes con il pellegrinaggio dell’Unitalsi pugliese con il ricavato della serata di beneficenza. Giorgia è, infatti, una delle mie amiche di Antonella e della sua mamma. “Siamo tornate a Lourdes dopo 12 anni. La prima volta che siamo venuti, Giorgia era molto piccola e da poco le era stata diagnosticata la Sindrome di Rett, una malattia che colpisce le bimbe dagli occhi belliracconta Angela.
Poi, Giorgia è stata per un periodo in coma. Si è risvegliata ascoltando la canzone “Meraviglioso” dei Negramaro. E’ la sua canzone preferita, ogni volta che la sente sorride. E’ stato un ritorno alla vita”.
“Lourdes non finisce mai di regalarci emozioni. Durante il viaggio in treno abbiamo ricevuto una bellissima sorpresa. Un frate che è qui con noi in pellegrinaggio ha fatto una video chiamata a Giuliano Sangiorgi dei Negramaro. Giorgia è stata felicissima di questo regalo”.
Angela ci spiega perché ha sentito il bisogno di ritornare a Lourdes.
“Oggi siamo qui a Lourdes per ringraziare la Vergine Maria per tutte le grazie di cui ci fa dono ogni giorno. L’altro giorno abbiamo fatto il passaggio alla Grotta. La sera stessa il vescovo mi si è avvicinato e mi ha detto che appena torniamo a casa chiamerà il Papa cosi’ che Giorgia faccia li’ la Cresima” ci dice emozionata.
Infine, le chiediamo chi è per lei Bernadette.
“Bernadette si è sempre fidata, anche quando le cose non andavano come avrebbe desiderato lei. Ci insegna a farci forza sempre e ad andare avanti sempre, ogni giorno”.
“La mia Giorgia l’ho affidata al Signore e alla Madonna. Che sia fatta sempre la la sua volontà” conclude.

Roby Contarino